Dottrina sociale della Chiesa, questa sconosciuta. Il 16 e il 17 dicembre 2017 si è svolto a Roma un incontro con l'associazione “OL3 né indignati né rassegnati” che riunisce alcune persone appassionate di dottrina sociale per poter fare un primo annuncio e trasmettere la curiosità di approfondire un programma che la Chiesa ha scritto a partire dal secolo scorso, ma che sa essere molto presente. Della nostra diocesi hanno partecipato Marco Demo, Alessandro Minighin come AC e don Davide Brusadin per la Pastorale giovanile.

I temi affrontati in 5 laboratori sono stati: persona, bene comune, solidarietà, sussidiarietà e partecipazione. Le modalità utilizzate sono state delle più varie dalle spiegazioni ai video, passando poi attraverso esempi concreti.

È stato un percorso molto coinvolgente dal punto di vista emotivo e intellettuale che permette di mettere in discussione l'attuale modo di fare politica, ma anche fornisce risposte e qualche rassicurazione ai temi più controversi e contraddittori del panorama politico attuale.

Il percorso si è aperto con la domanda "cosa è per te un essere umano?" mettendo al centro della discussione la persona e l'idea che si costruisce dietro: un individuo libero o un mattoncino che fa parte della società? Per la Chiesa un uomo è una piccola opera d'arte e come tale la sua vita va rispettata in tutte le sue forme e in ogni suo momento.

Altro tema caro alla Chiesa è il bene comune inteso come qualcosa che è di tutti e che deve essere tutelato attraverso la garanzia la possibilità di accedere al bene sia che questo appartenga allo Stato sia che questo sia parte del mercato.

Per mettere assieme persona e bene comune servono solidarietà e sussidiarietà. La solidarietà va intesa come un bene morale che si caratterizza nel legame con l'altro, nel dare vita e vedere l'altro con sguardo diverso. Un esempio concreto è la solidarietà intergenerazionale tra la generazione passata e quella futura: agli anziani le nuove generazioni garantiscono un'assistenza dal momento che chi ha lavorato prima ha garantito un futuro ai giovani. Dopodiché viene la sussidiarietà che è il centro dello sviluppo della persona alla quale si affida il compito di organizzare la società a partire da sé stesso o attraverso l'ente più vicino creando anche per gli altri prosperità con atteggiamento caritatevole. Il centro non è lo Stato, ma la persona che genera il bene.

Come realizzare tutto ciò? Solo attraverso la partecipazione perché ogni persona ha la sua originalità e il suo ruolo da spendere per la società. Alla persona viene chiesto di stare dov'è e di partecipare a partire dall'ambiente in cui vive. La domanda che ognuno dovrebbe porsi è: qual è la qualità della mia cittadinanza?

Marco Demo