Cari aderenti dell’Azione Cattolica di Concordia-Pordenone,
vi ringrazio per il tempo, che mi dedicherete leggendo queste righe. Spero che capiate il mio desiderio di scrivervi non una “comunicazione formale”, ma una “lettera aperta” (per dubbi o risposte, in caso sapete come contattarmi privatamente per informazioni e condivisioni)… e spero anche che nessuno me ne voglia, se in questo testo mi indirizzerò di più ai giovani, educatori e non.

Dopo otto anni con voi, è arrivato per me il momento di lasciare il passo a qualcun altro come assistente di AC. Come forse avrete letto o sentito, il Vescovo Giuseppe mi ha chiesto di prestare un nuovo servizio, come sacerdote “fidei donum” della Chiesa di Concordia-Pordenone presso la Chiesa di Nampula, in Mozambico. Si tratta di lavorare in equipe con un altro sacerdote diocesano, don Lorenzo Barro (che già lì opera) e alcune suore. Questo tipo di “ruolo” mi richiederà non solo di esser co-responsabile di una parrocchia, Cipene, di circa 130 comunità e grande come il Friuli; ma mi è richiesto anche di creare relazioni e collaborazioni tra noi e quel mondo, amato da Dio e redento da Lui. Come immaginerete, per questa nuova avventura dovrò pure “tornare a scuola”: un percorso di formazione per chi si reca per la prima volta in terre africane e, ovviamente, un tempo per imparare il portoghese. Per me si tratterà anche di imparare nuovi modi di essere prete: mi si delineerà un volto più “essenziale” di vivere il presbiterato, pur sempre nel servizio della formazione ecclesiale e laicale. Ovviamente e di conseguenza, il tipo di impegno e la distanza chilometrica mi faranno concludere il mio servizio nei vostri confronti.

Qualcuno di voi si chiederà da dove viene questa proposta e poi perché a me. Parte da distante, cioè dalla lettera di domanda per ricevere il dono del presbiterato: lì ho lasciato scritto la mia disponibilità anche a prestare questo tipo di servizio a favore della chiesa diocesana. E la concretizzazione di questa dinamica è arrivata ora, a quattordici anni di distanza. Quando il Vescovo me l’ha chiesto, ho detto il mio “sì”. L’ho detto, perché sono certo che la volontà di questo evento non viene da me ma dal Buon Dio: in fase di discernimento, i segnali erano molto chiari e nitidi, e il discernimento apre molte volte a orizzonti inaspettati e enormi, come capita anche in associazione se fatto bene. Ho detto il mio “sì”, perché anch’io piccolo e limitato cerco il Cristo Signore e, prima di essere prete, sono anzitutto discepolo: con ogni probabilità, le domande che quotidianamente pongo a Lui troveranno risposta… sotto l’Equatore. Ho detto il mio “sì”, perché posso anche essere assalito da mille dubbi pratici sulla faccenda, ma mai è successo finora che nella riflessione e nella preghiera mi sia mancata la serenità profonda, che rende il cuore grato e stupito. Ho detto il mio “sì” perché la trepidazione che vivo per questa avventura è la stessa che ho vissuto otto anni fa quando son diventato assistente diocesano: il risultato è stato sorprendentemente positivo per quanto mi riguarda, e quindi vale la pena riprovarci se le premesse sono identiche. Ho detto il mio “sì”, anche perché sarei incoerente se chiedessi a voi giovani di AC una “misura alta” per la vita e poi da me non pretendessi di affidare a Dio una certa dose di “rischio” e di “guado”.

Se lo riterrete, personalmente mi spiegherò meglio a voce su quanto ho scritto. Certo, chi mi conosce sa che non amo essere al centro dell’attenzione, tantomeno auto-incensarmi. Non mi sono mai ritenuto un esempio da imitare, anzi! Voglio solo regalarmi del tempo per ringraziarvi. Dirvi grazie perché siete stati voi d’esempio e di sprono per me e per il mio modo di esser prete. Siete stati una “palestra” per il mio modo di essere; con voi ho imparato ad apprezzare e ad ascoltare prima di agire; da voi ho imparato che ciascuno deve darsi il permesso di andare contro corrente per il bene dell’altro e della “famiglia associativa” anche a rischio di se stesso e della faccia da mettere; e (permettetemi un minimo d’audacia…) dall’incontro con alcuni di voi ho imparato le motivazioni profonde, che ancora adesso mi fanno continuare a scegliere ogni giorno di essere presbitero. Insomma, la verità dei fatti è che tanto spesso nel nostro “eccelsiastichese” si parla di corresponsabilità e di amicizie profonde tra clero e laici: ho imparato con voi l’ABC di queste dinamiche e, di più, ho imparato con voi che sono possibili! Per questo vi ringrazio di cuore, perché mi avete insegnato un volto di Chiesa che sa di ascolto e di condivisione delle responsabilità, e questo è un dono enorme per un prete!!!

Ed eccomi giunto alla conclusione di questo tratto di percorso lungo otto anni, come assistente prima dell’articolazione dell’ACR e poi del Settore Giovani. Certo, non è il tempo adesso dei “tiri di somma” per verificare com’è andata. Sono sempre stato molto convinto che la verifica migliore la si fa in gruppo e soprattutto la fa il Tempo, che è un “gran Signore che prima dona e poi prende”. E non è neanche il tempo dei saluti o delle scuse: arriverà anche questo momento. In attesa di ringraziamenti più espliciti e precisi, permettetemi di ringraziare però chi mi ha permesso di essere al proprio fianco nel corso di questi anni. Non voglio fare differenze (non sarebbe proprio il caso…) e quindi preferisco non chiamare per nome nessuno. Permettetemi solo di “citare” velocemente i membri dei vari consigli e presidenze, equipe e commissioni, con cui la Provvidenza mi ha regalato di interagire nello scorrere del tempo. In modo speciale e particolare, vorrei tanto ringraziare chi ho avuto l’onore di accompagnare spiritualmente anche solo per poco tempo: siete il dono più prezioso che Dio mi ha regalato per sussurrare anche a me il fatto che mi vuole bene!

Vado verso la conclusione… Per il momento, vi do appuntamento a due avvenimenti. Anzitutto alla festa diocesana nel pomeriggio e nella serata di sabato 9 settembre, per disegno di Provvidenza quest’anno a Chions: vi accoglierò da parroco uscente, e spero di vedervi più numerosi che sempre; porterò con me i “due spiccioli” di talenti che ho provato a impiegare con voi in questo tempo regalatomi. Vi invito già anche alla veglia missionaria la sera del 20 ottobre in duomo San Maro a Pordenone, durante la quale riceverò il mandato a nome della diocesi. Magari, più avanti chissà, spero di vedervi anche in Mozambico per venire a visitare con me quella terra benedetta o per venire a fare servizio lì per un po’ di tempo, visto che “ognuno di noi ha un paio d’ali, ma solo chi sogna impara a volare”!!!

Loris don